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La “demasterizzazione”  del Prof. Pugliese

La “demasterizzazione” del Prof. Pugliese

Carissimo Paolo,
leggendo piacevolmente gli articoli del tuo sito, che io considero anche il nostro sito(di coloro, cioè, che amano il mare a 360°),  ho letto le considerazioni dell’amico ITALIANO, consigliere federale, nonchè responsabile del settore master. Vedo che la società da me diretta, l’ultracentenaria PRO MONOPOLI(1905) viene impropriamente citata e posta ad esempio su come si possa abbinare fare punti con i master, come a Piediluco sull’otto+, e fare una gita fuori porta di 700 km, accompagnando atleti ed anche figli presenti alle regate. Ora, probabilmente, ha confuso la mia Società con altra di Monopoli che bene s’attaglia al suo esempio. E di questo me ne dolgo, ma può succedere a tutti. Preciso però che da tempo ho intrapreso quello che io chiamo il processo di “demasterizzazione” della mia società(mi si perdoni il neologismo), privilegiando l’attività under 14 e le categorie prettamente agonistiche e che, da altrettanto molto tempo, non punto alle varie classifiche, mirando sulla qualità dei risultati. Questi sono sotto gli occhi di tutti. La mia società ha atleti che hanno vinto un mondiale under 23 PL 2013, un argento al mondiale juniores 2013, un europeo juniores 2014, quattro titoli italiani negli ultimi due anni. Non cito nomi in quanto sembrerebbe un messaggio pubblicitario. Colgo , però, l’occasione di esprimere il mio plauso per la volontà espressa dal consiglio federale di stilare una classifica particolare che attribuisce un punteggio in base ai risultati ottenuti ai campionati italiani, agli europei ed ai mondiali, tenendo conto anche del numero degli iscritti. A tale classifica è stato abbinato un premio in buoni d’acquisto di materiale nautico che rappresenta un concreto modo di essere vicino alle società che cercano di migliorare la qualità delle prestazioni. E’ questa l’unica classifica che m’interessa. La “demasterizzazione” della Pro MONOPOLI, non significa che non abbiamo e non vogliamo i master tra i piedi. Anzi, tu sai cosa ne penso in merito, essendo io stesso un master che quando ha tempo si diverte a stare insieme agli altri, gareggiando spesso, purtroppo, nelle categorie dei “meno giovani”. Anzi, mai come in questo periodo ho tanti master nella mia società(oltre venti), ma ho dovuto catechizzarli su cosa vuol dire essere master. Ho dovuto “accompagnare alla porta”, invece, coloro i quali credevano di essere l’ombelico del mondo, malati di protagonismo e vittime di un narcisismo sfrenato, senza limiti, mirato all’esaltazione del proprio ego, rappresentato dalla medaglia a tutti i costi, anzi dalla vittoria a tutti i costi, ottenuta nella categorie e specialità più idonee al raggiungimento di tale scopo. Quindi, vere e proprie acrobazie anagrafiche nella composizione degli equipaggi, nella scelta della categorie e specialità da affrontare sino ad arrivare a ritiri strategici quando, il giovedì, viene pubblicata la lista degli iscritti. Tutte queste cose s’identificano in quella che io chiamo la “masterite”, sindrome complessa ed articolata con varianti multiple. Queste mie note spero che servano a coloro che amano il canottaggio spassionatamente e senza deviazioni, ed aiutino ad interpretarlo come un “service” per i più giovani, bisognosi di consigli ma soprattutto di aiuto concreto. Certamente, le mie valutazioni provocheranno una reazione violenta dei soliti noti. Ma tu mi conosci. Sono oltre ventiquattro anni che ho la responsabilità di fare gli interessi dei più e non dei singoli narcisi, pur riconoscendo che, quando non avevo altro da potere spendere sul piano mediatico, ho utilizzato le vittorie master, acquisite con investimenti spesso miei personali, come viatico per la composizione di un brand positivo della mia società. Un mezzo necessario quindi, in alcuni frangenti, non un fine. Altresì condivido il passaggio delle “giovani marmotte” fatto dal consigliere ITALIANO. Infine un augurio che il mondo master sia capace di non prendersi molto sul serio e di divulgare il sano messaggio della sportività, del puro agonismo, ma soprattutto dell’amicizia e della solidarietà tra chi pratica lo sport più bello del mondo, quale è  il canottaggio. Tutto il resto è aria fritta, da bar di periferia.
Sebastiano Pugliese