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Canottaggio che passione

Canottaggio che passione!
Domenica scorsa ho partecipato al Campionato regionale svoltosi sul lago di Vico. Vedendomi un bel po’ tesa prima della gara mi è stato chiesto: ”Perché lo fai? Perché ti stressi così? Chi te lo fa fare?”. Bella domanda. Proverò a rispondere, cominciando dall’inizio, da quando ho “incontrato” il canottaggio.

La prima volta che ho provato a remare è stata a Sabaudia, nel maggio del 2007, su un 8 jole in occasione di uno stage organizzato da Giulia Benigni dell’Aniene. È stato amore a prima vista. Da allora non ho più smesso e la mia passione è aumentata tanto che, con alcuni altri “malati” di canottaggio, ho anche fondato un circolo, il Tiber Rowing Club, di cui vado molto orgogliosa.
Condivido questa passione con altre signore impazzite quanto me. Mi sono chiesta perché madri, mogli, compagne, professioniste affermate fanno i salti mortali per trovare il tempo di impugnare un remo e faticare magari sotto la pioggia e il freddo? Ecco cosa spinge me.
Anzitutto è uno sport all’aria aperta, che si pratica in pieno contatto con la natura. La serenità delle acque, la pace e la tranquillità nutrono l’anima e offrono un’efficace fuga dalla vita frenetica di tutti i giorni. È uno sport che richiede molta energia e resistenza ma sa restituire un profondo benessere sia fisico che mentale. E questo benessere è un ottimo carburante nella vita quotidiana.
Poi c’è il gruppo. In questi anni ho incontrato tante persone che remano, sia donne che uomini, e mi è spesso capitato di trovare belle persone, ricche umanamente, solidali, generose, curiose, appassionate e, qualità che apprezzo molto, umili nel senso nobile del termine. Persone che sanno cosa sia la fatica, la disciplina, il rigore imposti dal canottaggio e che lo amano anche per questo. Sulla barca siamo tutti uguali: professori universitari, avvocati, medici, estetiste e carpentieri. Non esistono differenze. Esistono invece l’affiatamento, la sintonia, l’armonia, l’assieme che fanno di una barca un’entità unica. Certo non è facile arrivarci. Ci si deve impegnare molto, ognuno deve mettercela tutta e deve essere in empatia con gli altri membri dell’equipaggio. Servono ore di lavoro, di allenamento, di impegno. Ma che meraviglia quando senti che la barca è un tutt’uno!
E vogliamo parlare dell’adrenalina di una gara? Non importa il piazzamento (qui non sono onesta….. in effetti tornare a casa con una medaglia al collo non è male!). Quello che conta è ciò che provi mentre ti misuri con gli avversari e, soprattutto con te stesso. Constatare che hai delle risorse che neanche immaginavi e che puoi superare i tuoi limiti e alla fine della gara, senza più fiato, l’appaluso per i vincitori. Per me sono emozioni impagabili.
Ecco che cosa me lo fa fare !