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più di ottomila ai remi e…………..

più di ottomila ai remi e…………..

Più di ottomila ai remi e molto probabilmente quasi tutti master , ed allora è giusto dare risalto in questo sito ad una manifestazione che compie quaranta anni e suscita sempre più interesse.

Credo che il modo migliore sia riportare gli articoli a firma del Prof. Lattanzi pubblicati sul sito federale dove invito tutti ad andare a vedere le foto scattate dall’autore che come sempre si conferma anche un eccellente fotografo.

Gli articoli :

VENEZIA, 08 giugno 2014 – Alle 9,00 di una domenica (8 giugno) particolarmente soleggiata è partita l’edizione numero 40 della regata più famosa d’Italia. Una edizione da record con 2100 numeri di pettorale distribuiti per circa ottomila vogatori. La giornata si è espressa al meglio con una temperatura che ha superato i 29 gradi, un vento debole e una umidità relativa del 57%. Le previsioni per questa fine primavera sono state rispettate per la gioia dei partecipanti e la tranquillità degli organizzatori. Ma la gioia vera è stata quella di vivere un evento che ormai è di portata mondiale: dalla Repubblica Popolare Cinese agli Stati Uniti tutti per solcare la laguna che con i suoi secoli di storia e le sue bellezze artistiche e naturali rappresenta un unicum nel panorama globale.
 
Il fascino dei canali, i panorami infiniti, i campanili che svettano sull’acqua affascinano perché vissuti con la forza del remo nella tradizione tipicamente veneziana di vivere il complesso lagunare come fatto consueto. La Vogalonga nelle intenzioni degli organizzatori è proprio questa: vivere la città nella sua dimensione autentica fatta di colpi in acqua e di sguardi ammirati per una civiltà secolare. Questi primi quaranta anni hanno pure testimoniato grandi cambiamenti. Nel 1975 il centro storico di Venezia aveva circa 110.000 residenti, oggi esattamente la metà. All’inizio dell’avventura della Vogalonga la gran parte dei partecipanti vogavano alla veneta, nella classica posizione eretta appoggiando il remo nella forcola in un gioco di equilibrio tutto di gambe che garantiva la spinta e la direzione.
 
Un modo di operare espressione di quel modo di essere che non si basava sul motore, ma sul rispetto di quegli equilibri che garantivano l’esistenza agli uomini e alle cose. Nel 2014 la poesia e la passione si è conservata intatta: Venezia e la sua laguna ammaliano tutti. L’entusiasmo all’arrivo è grande e il ricevere la medaglia, uguale per tutti, rappresenta il segno di una vittoria non solo sulla fatica, ma anche sul degrado che mostra i suoi segni un po’ ovunque. La Vogalonga, non si stancano di ripetere gli organizzatori, è un atto di amore per la città dei Dogi, è l’espressione di chi vuole conservare la saggezza del mondo antico attraverso il gesto della voga che non rompe nessun equilibrio, ma anzi tutela nella certezza che comprendere il passato sia capire il presente da cui è possibile progettare il futuro.
 
Se nella prima edizione la tradizione si imponeva su ogni cosa, nell’ultima il capovolgimento è evidente nella grande quantità di partecipanti proveniente dall’estero, nella presenza massiccia di canoe e di imbarcazioni con voga all’Inglese. Il centro storico di Venezia oggi conta 55.791 residenti, sembra quasi che gli abitanti dell’antica repubblica Serenissima siano destinati a scomparire e con loro anche il loro particolare modo di vogare. E’ il dato forse più interessante e per certi versi sconvolgente del quarantennale. Oggi Vogalonga significa ancor di più amore per Venezia, rispetto per la sua illustre storia, per le sue bellezze artistiche, per la sua laguna. 

Alle 13,40 solo la metà degli iscritti aveva tagliato il traguardo, testimoniando ancora una volta una presenza massiccia, ma il pensiero corre già all’edizione 2015 che si terrà domenica 24 maggio. Una data importante per la storia Patria non solo per i cento anni dall’entrata in guerra nella Prima Guerra mondiale, ma per il compimento del processo storico che portò all’Unità d’Italia di cui Venezia fu protagonista coerente ed indiscussa.

 

VENEZIA, 09 giugno 2014 – “Se si tolgono forcole e remi cosa resta di Venezia? Venezia è nata per andare vogando e ora è come una bella sposa ricca di addobbi, ma in una barca che fa acqua da tutte le parti e cosi ciascuno deve usare la sua sessola per seccarla”. E’ il parere di una dei più grandi campioni di canottaggio e di voga alla veneta, è il leggendario Sergio “Ciaci” Tagliapietra. Le sue vittorie nelle regate storiche non si contano, così come le iniziative che porta avanti nella sua Pellestrina per diffondere la passione per la voga soprattutto tra i giovanissimi. Una vita spesa in laguna, a contatto con un ambiente unico, lo ha formato al rispetto per l’ambiente ed oggi è sulla linea di arrivo della quarantesima Vogalonga a distribuire medaglie ed incoraggiamenti. 

A cosa serve la Vogalonga? “La Vogalonga è nata proprio per contrastare il moto ondoso che è presente in laguna, ma evidentemente pochi lo sentono. Venezia è nata in un certo modo: se si muove il fango del fondale tutti gli antichi palazzi, che poggiano su pali di legno, vengono giù”. Che prospettive ha la Vogalonga nel futuro? ”Nel futuro questa regata dovrebbe essere il pretesto per iniziative che facciano riflettere sul problema delle grandi navi che lasciano un’onda enorme in una città che è fragile. Sono onde gigantesche ogni volta che passa una nave da crociera o petroliera. Il fango non è sabbia che si depone. La melma è portata via dall’onda e allora l’esperienza di chi come me ha consumato la vita in laguna mi porta a dire che le quantità prima sono centimetri, poi metri e alla fine si ha un pericoloso livellamento. Quando l’acqua del mare entra dentro con il vento di scirocco va dritta dentro Piazza San Marco”. 

La differenza tra la prima edizione e quella attuale registra una diminuzione di imbarcazioni con voga alla veneta. A cosa è dovuto questo fenomeno? “Il motore sta soppiantando ogni cosa in laguna. Esiste sempre meno gente che si appassiona alla voga tradizionale o a queste regate. Innanzitutto perché si fa fatica a remare in piedi, adesso tutti preferiscono la comodità della propulsione meccanica. Non si può andare incontro a trenta chilometri di Vogalonga senza essere preparati ed allenati, mentre con il fuoribordo si fa presto ad essere allenati! La voga è una cosa che hai dentro e che devi trasmettere alle giovani generazioni”.