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Per non dimenticare…..

Per non dimenticare…..

Amoremare parla di canottaggio anzi, si limita al canottaggio master ed ascolta sempre la voce di tutti i master.

Questa volta il mio amico Claudio Giampietri mi manda una mail che non parla assolutamente di canottaggio ed io , come editore, ho deciso di pubblicarla lo stesso.

Mi si chiederà il perchè, forse non c’è una risposta precisa o se proprio la si vuole trovare , posso dire che le numerosissime foto di atleti felici che sventolano la bandiera tricolore mi hanno fatto venire in mente che in nome di quel Tricolore, numerosissimi , troppi ragazzi sono stati costretti a non sorridere più e per sempre . Forse, grazie anche a loro , oggi possiamo più o meno serenamente vedere il nostro Tricolore legato ad un sorriso di un giovane.

La foto, tristissima, di un mare di croci anonime è della grande guerra e l’ episodio che ci ricorda Giampietri ci riporta a quanto accaduto cento anni fa .

Amici miei leggetelo con un attimo di calma : serve per riflettere .

Grazie.

La lettera di Claudio Giampietri.

L’appello ai caduti

Cento anni fa’ scoppiava il primo conflitto mondiale “la grande guerra” l’Italia vi entrò un anno

piu’ tardi nel maggio del 1915 mobilitando circa sei milioni di soldati, il 18% della popolazione,  un’intera generazione che andava dai richiamati del 1886 ai ragazzi ultimi coscritti del 1900.

Si pagò un’enorme tributo di sangue con circa 700 mila militari morti ed 800 mila feriti più i circa600 mila civili delle zone di confine morti a causa degli eventi bellici. A questi vanno sommati i morti per l’epidemia della spagnola che si diffuse tra il 1919 ed il 1920 in pratica oltre 2. milioni di persone persero la vita in maniera diretta od indiretta a causa del conflitto.

Fu un evento sconvolgente che segnò per sempre tutta l’Italia, non ci fu’ luogo o famiglia che nonfu toccata da lutti, malati o feriti dalla guerra.

In un piccolo paese dell’Appennino laziale, Concerviano, il giorno del santo patrono “la madonna delle querce” che si festeggia in concomitanza della Pentecoste, i festeggiamenti si aprono il sabato pomeriggio con “l’appello ai caduti”.

Dopo che la banda musicale ha intonato “la canzone del Piave” il sindaco procede all’appello dei caduti, e dopo aver pronunciato il nome di ogni soldato  i partecipanti rispondono” PRESENTE”.

Dopodichè viene indicata la data di nascita e quella di morte ed il posto dove  egli e’ morto:

La cosa che mi e’ sempre rimasta impressa e’la storia del più giovane, nato nel 1900 partito soldato nel maggio del 1918 e morto il 2 novembre del 1918, due giorni  prima della fine delle ostilità.

Questa e’ una cerimonia che si svolge fin dalla Pentecoste del 1919, la prima dopo quasi quattro anni di dolore ed attesa per i ragazzi chiamati a combattere ed  in quel giorno che, da sempre, tutta la comunità aspettava per festeggiare, si avverti un grande vuoto ed i reduci insieme ai parenti dei caduti decisero di ricordarli con questa piccola e semplice cerimonia.

Fino alla metà degli anni ottanta c’erano ancora i reduci del conflitto ed erano loro che procedevano all’appello, oggi sono i pochi parenti rimasti a mantenere vivo quel ricordo che a distanza di quasi cento anni  onora quei ragazzi. 

Non so’ in quanti posti in Italia oppure in Europa oggi si svolga una cerimonia simile, però posso dire che e’ una di quelle cose che  fa’ sentire vive le tue radici, le tue origini, in quella piazzetta che in genere e’ sferzata dal vento primaverile  c’e’ un forte senso di appartenenza  che si mantiene nel tempo nonostante tante cose siano cambiate e che tante persone  care non ci siano più.