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Paolo Caprioli risponde a Mario Italiano che replica…..

Paolo Caprioli risponde a Mario Italiano che replica…..

 

Paolo Caprioli a Mario Italiano

Carissimo Mario

 Ti ringrazio innanzitutto per la cortese lettera.

Non ti nascondo la difficoltà e forse anche l’imbarazzo che provo nel cercare di dare una risposta a queste tue riflessioni. Mi sento infatti, tanto distante dalle tue idee, dalla tua visione, e parzialmente anche dal tuo operato.

Il mondo master che ho vissuto molto intensamente fino ad ora, spesso in stretta condivisione con l’amico Caracciolo, ma anche con gli amici che ritrovo regolarmente sui campi gara, non mi pare di vederlo rispecchiato in ciò che stai promuovendo, né tanto meno di percepirlo “sereno” di fronte a questo livello d’attenzione a noi (master) dedicato.

Non mi permetto di giudicare le scelte, non è sicuramente compito mio, ma il contenuto si, e in questo trovo inaccettabile che la Federazione emani ma soprattutto perseveri in una formula sbagliata e iniqua come quella in vigore.

E perdonami, ma il sottoscritto già a Ottobre 2014 ti aveva evidenziato l’enorme falla del regolamento del Campionato di  fondo, e con l’amico Caracciolo si era reso disponibile a lavorare per lo studio e  la stesura di un regolamento nuovo per il 2015. A quella mail però non è seguita nessuna risposta.

Inoltre, se ben ricordi, avevo evidenziato  un punto chiave da chiarire, un punto che solo la Federazione poteva e può decidere; Ovvero che significato dare a questo campionato? premiare il singolo o l’imbarcazione? E in funzione di questo ti avevo, già allora, prospettato le linee guida sulle quali costruire il regolamento. Si trattava quindi solo di ricopiare in bella copia.

 Leggere ora, a pochi giorni dall’inizio del campionato di fondo 2015, impostato con la struttura errata e iniqua del 2014,  il tuo invito a “pensare” a un regolamento per il 2016 mi ha profondamente rattristato. Dove sono finiti tutti i bei propositi di condivisione e promozione del mondo master?

 La mia visione del mondo master è diversa, io ho sempre affermato, perché ci credo, che i master sono una risorsa (e non solo economica), io credo che debbano essere parte integrante delle società, sempre più in difficoltà e bisognose di aiuto e sostegno, ma questo può avvenire solo se la Federazione lavora in questa direzione, solo se davvero ci crede.

Penso che, proprio per un concetto d’integrazione, i master debbano, essere “trattati” come gli altri atleti, né più né meno, perché possano vivere la quotidiana realtà delle società come parte attiva e non come, erroneamente,  fastidiosa falange parassitaria.

Cosa significa questo? Significa dare ai master una voce, un’identità, un significato attivo nel rapporto società-federazione, significa integrare la parte agonistica master con quella delle diverse categorie, con regole e classifiche che tali siano, significa far si che il canottaggio sia UN canottaggio e non un mosaico non ben definito ne tanto meglio coordinato di settori diversi.

La FISA stessa ha ormai integrato il mondo master nella sua struttura principale, insieme a tutte le altre categorie; nulla di trascendentale, solo una corretta, lungimirante, efficiente ottimizzazione di risorse e coordinamento per una realtà sola, che si chiama Canottaggio.

 E per chi non credesse a questa prospettiva, forse visionaria (relatività culturale), ne aggiungo una più pragmatica, utilitaristica. Qualcuno ha mai fatto i conti degli incassi gare con le categorie master? qualcuno ha mai fatto una valutazione all’interno delle società di quante imbarcazioni sono direttamente o indirettamente frutto del mondo master? non penso serva aggiungere altro.

Tu che sei di Torino pensa a una Silver Skiff senza master, o alla stessa internazionale di fondo senza master, cosa rimarrebbe? Come imbarcazioni in acqua e come soldi nelle casse degli organizzatori, visto che è ormai regola, universalmente adottata, che i master paghino almeno il doppio delle restanti categorie, e a fronte di cosa?

 I campus? Benissimo e bellissimo, ma sono un extra, sono un’optional, sono un qualcosa in più, adatti forse a chi non ha avuto un passato agonistico e che ha un po’ di soldini da spendere, ma sei proprio sicuro che il mondo e la volontà master sia questo o solo questo? Io non credo, i master che conosco e frequento, e sono davvero tanti, sono quasi tutti ex atleti, che sanno remare, che si allenano, che hanno voglia di gareggiare, divertirsi, sostenendo la propria società magari a fianco dei propri figli.

Per questa tipologia di master i campus sono belli ma non indispensabili, per TUTTI i master invece, regolamenti chiari, equi e inequivocabili sono invece un must.

 Questo è il canottaggio che io vivo e che vorrei una Federazione rappresentasse.

Questo è il canottaggio al quale, con gioia e passione ho dedicato tanto e al quale vorrei ancora dare tantissimo

Un caro saluto

 Paolo

La replica di Mario Italiano indirizzata a Caprioli e Caracciolo

Paolo,

credo che su tanti punti abbiamo una visione se non uguale, sicuramente simile. 
Su altri può esserci una diversità di visione, su altri posso aver operato male.
Circa l’importanza del mondo master sfondi una porta aperta, il fatto che i master spopolino nelle nostre manifestazioni è legato a un fattore sociale (le persone sublimano le difficoltà socio economiche facendo sport) e sicuramente all’incedere delle generazioni che hanno praticato il canottaggio in gioventù.
quando scrivi: “i master che conosco e frequento, e sono davvero tanti, sono quasi tutti ex atleti, che sanno remare, che si allenano, che hanno voglia di gareggiare, divertirsi, sostenendo la propria società magari a fianco dei propri figli”, mi ci ritrovo personalmente.
 
le classifiche di fondo nel 2013 hanno toccato l’apice del ridicolo quando il Cus Ferrara ha vinto l’8+ master, di seguito i risultati nel corso dell’anno:
  • Pisa: 5° su 5, tempo 26.18.10
  • Torino: 12° su 13 tempo 21.44.98
  • San Giorgio di Nogaro: 3° su 3 tempo 27.38.30
  • Varese: 7° su 8 tempo 25.55.70
  • sabaudia: 5° su 5 25.20.50

Le altre specialità invece sono state vinte da equipaggi “semi-professionistici” spesso formati da misti per  sbarazzare la concorrenza.

Fermo il fatto che la mia inerzia nell’affrontare l’argomento ha rallentato sicuramente di un anno l’introduzione di una classifica più appeal, lascerei da parte i  personalismi e proverei a remare  nella stessa direzione (*).
La federazione siamo noi Paolo(i), partendo dalla conclusione della email di Paolo Caprioli del 18 ottobre (“Fatta questa breve riflessione personalmente credo che la scelta di fondo (l’obiettivo) debba essere presa e fatta dalla Federazione), direi che possiamo essere propositivi in tal senso.
A mio avviso bisogna fare un regolamento che (butto di getto):
  •  privilegia la qualità e non la quantità (ad esempio si prendono su 4 prove i migliori 2 piazzamenti e il peggiore, applicando un “deficit” in caso di non partecipazione a una tappa, per evitare che un equipaggio vinca le prime manche e poi stia a casa),
  • permette anche alle società con pochi master di competere per la vittoria (così magari fanno crescere il movimento)
  • che mantenga incertezza sull’attribuzione della palma del vincitore fino all’ultima prova, ad esempio dando punti raddoppiati in quest’ultima
  • che il punteggio attribuito non sia statico, ma in funzione del numero di iscritti
  • magari che riproponga la tappa di Varese, sicuramente più spettacolare perchè in linea. magari anche solo per i master, tanto gli agonisti sono percentualmente meno e tanti sono già l’ per l’insubria.
  • … 
ho letto le riflessioni di Dell’Elice, mi sembra che abbia idee diverse, quel simpatico di Cecconi ne ha altre ancora (e così altri ancora).
Ribadisco fatemi delle proposte, mettete insieme il pensiero più diffuso e proviamo a ripartire su di un percorso condiviso.
Ritornando sull’importanza dei master, il fatto di avere aperto alla categoria le porte del centro di preparazione olimpica e di avere avvicinato il movimento ai nostri mostri sacri (campioni piuttosto che allenatori) non ha che rafforzato il peso del settore e la considerazione di opinion leader. Prova ne è che il master camp interessa a molti, sia per dare servizi graditi ai tesserati, che per trovare fonti di finanziamento da investire sul movimento (150 euro sono pochi, trovatemi altri sport dove un campione olimpionico fa uno stage a soli 150 euro e vi pago una cena). 
ciao
Mario
(*) di seguito alcune delle cose fatte discusse insieme (non sempre allineati) :
  • campionati di tipo regolamentare
  • misti al coastal rowing (a partire dal 2015)
  • liberatoria per permettere ai timonieri di fare più gare
  • tetto quota di iscrizione (master al max 2 volte la quota degli agonisti)
  • regate promozionali lui e lei 
  • doppio tesseramento (Caracciolo discordava, ma tanti apprezzano)
  • rivisitazione ordini di partenza ai campionati (credo che si siano favoriti di molto i cambi barca e di conseguenza la riduzione dei costi di trasporto)
  • attribuzione campionato 2015 a Sabaudia (a mio avviso si deve anche investire la dove i campi n on sono conformi, però nel 2015 c’erano tante candidature che erano sul livello di San Miniato (Naro, S.Giorgio per esempio) ed è passato il concetto che il comitato organizzatore dovesse fornire adeguate garanzie sugli standard. Come ben Paolo C.lo sa, Alfredo monterà le piattaforme di partenza (merito tutto suo ovviamente, il camp FIC lazio porterà risorse utili in tal senso))
  • in ultimo è anche dal confronto con voi altri che sono state fermo promotore dell’abolizione dei campionati delle categorie agonistiche con un unico iscritto (per quanto ricordo affermazioni non allineate di Paolo C.lo)