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“In Italia lo sport è solo militare…” Forse è opportuno chiedersi il perché?

“In Italia lo sport è solo militare…” Forse è opportuno chiedersi il perché?

Ho letto con interesse e un po’ di stupore l’articolo di Dario Torromeo riportato da CanottaggioMania

Esprimo il mio modesto parere avendo vissuto realtà sportive nelle quali mi sono impegnato con grandissimo entusiasmo che tuttora mi spinge a dedicarmi allo sport se pur praticato da atleti più o meno “stagionati “ quali i master del canottaggio italiano.

Non credo sia importante dilungarmi su cosa ho fatto anche perché di scarsissimo interesse per i lettori ma tengo invece ad evidenziare quello che forse l’autore dell’articolo “ in Italia lo sport è solo militare “ ha tralasciato.

Nessuno discute sui numeri ma forse è opportuno chiedersi il perché di una realtà.

Bisogna fare un distinguo tra gli sport che consentono di raggiungere le massime prestazioni in età molto giovanile come il nuoto e gli sport che invece richiedono una età molto più elevata come nel caso del canottaggio.

Chi pratica uno sport che ti fa conseguire risultati anche oltre i trenta anni di età dedica molte ore al giorno al raggiungimento di un risultato proiettato a salire , lo sperano tutti, sul gradino più alto di podio prestigioso.

Questi atleti o sono dei super benestanti oppure devono anche “vivere” e se hanno anche messo su una famiglia ?

Quanti sono oggi i sodalizi sportivi che si possono permettere di stipendiare uno sportivo ?

Secondo problema e di non piccola rilevanza , finita l’attività sportiva in età ampiamente matura quali sono i contesti che aprono la porta ad un’attività lavorativa ?

Quanti sono gli atleti che, dedicando tante ore al giorno ad allenarsi, riescono a formarsi anche professionalmente ?

Quante e quali sono le strutture che consentono razionalmente di studiare e o formarsi professionalmente unitamente agli allenamenti ?

Le risposte a questi quesiti portano pressoché direttamente a dover vestire una divisa.

Forse sarebbe il caso, in un momento di spending review, di augurarsi che le Forze Armate non siano costrette a tagliare i bilanci incidendo anche sulle loro strutture sportive.

Credo poi che, per evitare di prendersi in giro, sia da mettere da parte la figura dell’atleta DILETTANTE che va a vincere un alloro olimpico o un titolo mondiale allora bisogna per forza parlare di professionismo che, se si lega ad una attività sportiva che produce un ritorno economico , può far sperare che IL PRIVATO investa anche nello sport.

Infine c’è da augurarsi che la base di chi pratica lo sport diventi sempre più ampia affinchè, nel rispetto del calcolo delle probabilità , la possibilità di vedere aumentare i campioni in maglia azzurra diventi sempre più concreta e sicuramente chi non avrà raggiunto grandi traguardi sportivi avrà contribuito a ridurre la spesa sanitaria perché avrà conservato un fisico più integro, per la qual cosa sarebbe altrettanto auspicabile che l’attività degli atleti diventati master abbiano dalle istituzioni pubbliche e private un’attenzione che ancora non hanno.

Paolo Caracciolo di Brienza