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Coppola: “Attenti ai cinesi e all’afa”

di MARIO CORCIONE

Quarta Olimpiade per Andrea Coppola, la prima da direttore tecnico della Nazionale Italiana. Emozioni particolari in vista dell’appuntamento più importante della tua carriera di tecnico?

No, mi appresto a vivere questa nuova esperienza con l’entusiasmo di sempre e con grande serenità.

La domanda che tutti gli appassionati di canottaggio si pongono: dove può arrivare la tua Italia a Pechino?

Risposta impossibile: nel nostro sport arrivare sul podio, conquistare una medaglia al posto di un’altra spesso è questione di pochissimi secondi. L’unica certezza nel canottaggio è questa: il lavoro paga. Posso dire soltanto che sono quattro, per il momento, i nostri equipaggi che hanno le carte in regola per salire su uno dei tre gradini del podio. Se due ci riuscissero, sarebbe già un bel risultato.

Parliamo degli avversari, adesso…

Concorrenza agguerrita, come sempre. Occhio ai cinesi, in particolare: saranno tra i protagonisti. Anche perché giocano in casa….

…e, tra l’altro, conoscono bene il campo di regata. Lo hai già visto?

Sì, un paio di volte. E’ un buon campo di regata, quando sono stato a Pechino le condizioni meteo erano ottimali, mi riferisco in particolare al vento. Mi auguro che anche ai Giochi tutto si svolga nella massima regolarità possibile.

A Pechino c’è uno smog da far paura…

Non è un problema che ci riguarda, il campo di regata e il nostro quartier generale sono a 30 chilometri dalla città. Piuttosto, mi preoccupa l’afa: d’estate c’è un’umidità pazzesca.

E il cibo cinese?

Neanche quello ci riguarda. Mangeremo come a casa nostra, con le provviste che il Coni porterà dall’Italia. A cucinarle ci penserà Leandro, uno chef genovese sul quale abbiamo l’esclusiva. E’ il proprietario di “Agrilandia”, l’agriturismo che abbiamo… confiscato. Alloggeremo e mangeremo là, in beata solitudine.

E a scaramanzia come siete messi?

Non lo so, a queste cose non ci credo. L’unico sistema per ottenere risultati è il lavoro, anche se un pizzico di fortuna ci vuole in ogni cosa. La scaramanzia, però, aiuta a sdrammatizzare, a stare in allegria. Vi racconto un aneddoto: ai mondiali di Monaco, dopo essersi fatto il segno della croce prima della gara, Salvatore Amitrano guardò nella corsia accanto e vide un cinese che si stava facendo il segno della croce anche lui. “Padretè, non vale, mi sono raccomandato prima io”, disse ad alta voce occhi al cielo suscitando l’ilarità dei compagni di squadra. E comunque ebbe ragione lui: noi prendemmo il bronzo, il cinese arrivò soltanto quinto.

Quando scioglierai le ultime riserve sui nomi degli atleti che andranno a Pechino?

“Non c’è una data. Fino all’ultimissimo giorno tutti avranno la possibilità di dimostrarmi che meritano una maglia azzurra”.

Un’ultima domanda: i ricercatori di Maranello vogliono “ferrarizzare” il canottaggio italiano migliorando l’aereodinamica di remi, timone e pinne stabilizzatrici. Cosa ne pensi?

Sono favorevole, tutto fa brodo. Non mi dispiace proprio la prospettiva di guadagnare tre o quattro decimi di secondo.