La Community del Canottaggio Master e non solo

Andi Cuko: dall’Albania ai Mondiali Junior

Passione, fatica, perseveranza: questi sono gli ingredienti che porteranno quest’anno un giovane albanese a vestire i colori della propria nazione e ad esserne l’unico rappresentante ai Campionati Mondiali di Canottaggio in programma a Linz alla fine di Luglio, dove gareggerà nell’affollatissima categoria del singolo Junior contro altri 29 contendenti. A seguirlo nella trasferta il suo allenatore Mauro Petoletti.
Di certo Andi Cuko aveva ben altri pensieri per la testa quando nel 2000 lasciava con la famiglia la nativa Fier alla volta dell’Italia, dove, stabilitosi in Piemonte qualche anno dopo iniziava la sua attività sportiva.
Andi, classe 1990, ha nello spirito quella volontà che accomuna gli adolescenti di tutto il mondo: emergere. Dopo una breve parentesi nel nuoto approda al Canottaggio nella S.C. Pallanza: piccola Sociètà ma dalla storia ultracentenaria.
Lo abbiamo sentito per capire cosa lo anima.

Ciao Andi, come hai scelto il canottaggio?
“In famiglia se ne parlava. All’inizio volevo uno sport dove potesse emergere anche il solo individuo e mi è sembrata una buona occasione. Alla prova dei fatti iniziare si è dimostrato faticoso, ma ne è valsa la pena”.

Quando sei hai remi che sensazioni provi?
“Sentire la barca viaggiare sotto la propria spinta è eccezionale. Ti accorgi subito di quando tutto fila liscio e di quando qualche cosa va storto per un tuo errore o per l’onda che non hai visto, sia in gara che in allenamento. Certo si fa fatica ma sono belle sensazioni che ti ripagano”.

E degli avversari cosa pensi?
“Potrà sembrare strano ma ho imparato a mie spese a temere di più gli avversari che all’apparenza sembrano meno fisicamente dotati nei confronti degli altri. Forse perchè sono più agili o semplicemente più motivati. Insomma non conta troppo essere una montagna di muscoli se non curi la tecnica e non sei motivato”.

Nella tua avventura sportiva hai già vinto qualche titolo anche se solo regionale. Cosa ti ricordi della prima gara che hai vinto?
“Erano solo gare regionali ma l’occasione per vincere mi era sfuggita per un soffio già un paio di volte in precedenza. A Corgeno, qualche anno fa, finalmente ce l’ho fatta. E’ stata una piccola soddisfazione. Poi nello stesso anno ho vinto il mio primo titolo regionale in singolo. Ero contento per il titolo ma meno per come avevo remato. C’era, e c’è, ancora molto da fare”.

Quest’anno ti sei affacciato sul palcoscenico internazionale, prima al Memorial d’Aloja e poi all’Internazionale Junior di Monaco. Quali sono state le tue prime impressioni?
“Nelle gare qui in Italia conosci più o meno tutti; sai su chi fare la gara, chi temere e, in linea di massima, sai come comportarti. A livello internazionale è un po’ diverso. I tuoi avversari li misuri in gara e il livello della competizione è molto alto per cui non sono ammessi errori. Devo ancora entrare bene in quest’ottica visto che ho questa occasione e che la voglio sfruttare al meglio”.

Al di fuori dello sport c’è anche la scuola. Come riesci a conciliare le due cose?
“Mi alleno tutti i giorni e i patti con la mia famiglia e con la società sono stati sempre chiari e condivisi: prima l’impegno scolastico. Per ora tutto bene”.

Che aspettative hai per il futuro?
“Non saprei. Se me lo avessi chiesto un annetto fa non avrei certo risposto che speravo di andare ai mondiali, ma sembra che capiterà proprio quest’anno. Per il momento vivo quello che mi sta capitando reputandomi abbastanza fortunato ed impegnandomi al massimo. Per il futuro si vedrà”.

Quindi vale la pena fare tanti sacrifici?
“Direi di si. Va anche considerato il fatto che, sia durante le gare che durante gli allenamenti, c’è un gruppo di amici vicino a te. Con i compagni di squadra non ci si allena solo ma si fa gruppo e ci si diverte. Ne vale la pena”.
Alessandro Carelli
SC Pallanza